Reggio Emilia: gay pride e preghiera di riparazione.

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Di rado una processione e preghiera di riparazione ha avuto un’eco così grande. Sta succedendo per l’evento organizzato da un comitato di base di laici cattolici , intitolato alla Beata Giovanna Scopelli (una monaca carmelitana la cui vita fu segnata dalla preghiera e dal sacrificio) e che raduna circa duemila fedeli della città del Tricolore. Una processione, e preghiera convocati per rispondere in maniera cristiana al Gaypride indetto dai gruppi di attivismo omosessuale, per festeggiare il primo “matrimonio” fra persone dello stesso sesso celebrato appunto a Reggio Emilia (ndr. processione a cui noi di “Risposte Cattoliche” invitiamo tutti a partecipare. Noi stessi saremo presenti).

Lorenzo Roselli, portavoce del Comitato ha spiegato in un’intervista a “La Libertà”, giornale della Diocesi, che l’iniziativa è nata per rispondere al Gay Pride, che “In Italia, come negli Stati Uniti, hanno sempre manifestato caratteristiche irriverenti e denigratorie verso la fede cristiana, con particolare livore proprio nei confronti del cattolicesimo. A spingerci a reagire a questa provocazione costituendo un comitato di fedeli e la relativa processione è stato il senso del dovere”.

Neanche due settimane fa la diocesi è stata consacrata alla Madonna di Fatima: “In quanto cattolici non potevamo permettere che un così profondo gesto di devozione all’Immacolata fosse profanato da una manifestazione di pubblica pornografia, e in virtù di questo abbiamo deciso di riparare questo grave scandalo con l’unico mezzo possibile, la preghiera ed il rosario, a loro volta pubblici”.

Il comitato avverte che l’evento “è aperto a tutti i cattolici fedeli alla tradizione della Chiesa, sia come singoli, sia come associazioni (culturali, religiose, di volontariato). Non intendiamo accogliere sigle politiche in quanto tali”.

Naturalmente l’Arcigay ha protestato contro l’iniziativa, così come hanno fatto altri esponenti politici, del M5S e del PD, che hanno parlato di “un possibile attacco alla visione della nuova Chiesa del pontefice”; tralasciando di citare però le parole durissime che papa Francesco contro l’ideologia del Gender, che sta alla base delle unioni omosessuali, definita una “colonizzazione ideologica”. E l’ammonizione: “Non ci può essere confusione fra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione”.

La Curia di Reggio è presa fra incudine e martello: da una parte l’evidente liceità di un evento di preghiera e di riparazione verso l’ostentazione di comportamenti che la Chiesa giudica – fino a che non sarà cambiato, se mai lo sarà – il Catechismo “intrinsecamente disordinati”; e dall’altra il timore di farsi coinvolgere in un’iniziativa che non è partita da lei, e che potrebbe obbligarla a schierarsi in un confronto sociale e politico. Per questo motivo il direttore de “la Libertà” dice “Non condivido il Gay Pride, ma neppure una processione che intende pregare in riparazione”.

E’ giunta al Comitato la benedizione del cardinale Raymond Leo Burke, Patrono dell’Ordine di Malta, e già Prefetto della Segnatura apostolica; ma il porporato a differenza di molti suoi confratelli e colleghi, non ha paura di dire quello che pensa. Così come è giunta l’approvazione di mons. Antonio Livi, filosofo e decano emerito della facoltà di Filosofia dell’Università Pontificia Lateranense.

Mons. Livi ha dichiarato che “Si tratta in realtà di una manifestazione civile: la fanno cittadini che protestano per la massiccia demolizione dell’istituto della famiglia: è una loro libera iniziativa, non un atto di culto ecclesiastico. La Costituzione dice che la Repubblica tutela la famiglia fondata sul matrimonio naturale, non altre forme”.

Don Goccini, responsabile della pastorale giovanile della Diocesi, ammette che

“Il Gay Pride ha un intento provocatorio, anche se oggi, dopo tanti anni, riesce meno ad ottenere il suo scopo. Tuttavia, non è nello stile della Chiesa rispondere a una provocazione con una provocazione. Quelli che si oppongono anziché andare in piazza potrebbero pregare in una chiesa, benché il pregare in riparazione dei peccati altrui sia un atto di presunzione”. Io sono un povero ignorante, ma mi sembra che pregare per gli altri, tutti, anche i propri nemici ed avversari, sia un gesto di amore, non di presunzione. Ma perché dei liberi cittadini dovrebbero pregare in una chiesa (sempre che gliela concedano) e non compiere quello che pensano sia il loro dovere in pubblico? Giovanni Paolo II non chiudeva i fedeli in chiesa, sotto il regime comunista…

Alla processione ha dato la sua adesione, fra gli altri, anche Radio Spada. Abbiamo rivolto alcune domande al suo Presidente, Gabriele Colosimo.…

Ecco le risposte:

Perché è stata organizzata questa processione? Ce ne saranno altre in altre città?

La Processione di riparazione nasce come spontanea reazione della pietà dei fedeli di fronte all’ennesimo scandalo pubblico dato da un gay pride, reso particolarmente significativo dall’anniversario della prima “unione civile”, celebrata proprio a Reggio Emilia. Come il gay pride reggiano riunirà persone da tutta Italia nella triste acclamazione dell’orgoglio per un vizio (la sodomia, vale a dire l’omoerotismo praticato), così la Processione vedrà partecipare persone da tutta la penisola. Pregare pubblicamente in riparazione di uno scandalo, foss’anche non il primo ma solo l’ultimo di una lunga serie, è più che opportuno, è necessario. Tale necessità è purtroppo smarrita in tanta parte del clero cattolico attuale. Ci auguriamo, ovviamente, che altri cattolici di buona volontà vogliano pubblicamente pregare laddove vi siano altri scandali.

Si è parlato di divisioni all’interno della Chiesa. Sono reali, o si tratta solamente di differenze di stile e di approccio?

Potremmo dire “sì” per entrambi gli scenari. Le divisioni tra uomini di Chiesa riguardano ovviamente solo chi professa l’autentica Fede cattolica e concernono in effetti lo stile, la sensibilità, l’approccio a certi temi e problemi. È chiaro che invece i cosiddetti “cristiani adulti” o, per meglio dire, “progressisti” non sono cattolici, quindi non sono nella Chiesa. Ecco, se non vi sono tra noi differenze nella professione della Fede, se cioè siamo tutti cattolici, non c’è motivo di non collaborare in atti come questa Processione.

Pensate che il problema delle unioni civili – e della “sdoganatura” silenziosa dell’utero in affitto, sia qualcosa che riguarda solo la coscienza dei credenti?

Non ritengo possa esser considerato un problema limitato alla coscienza dei cattolici, perché riguarda la morale naturale, attingibile dall’uomo anche senza il dono della Fede. La retta ragione naturale già dice all’uomo che solo il matrimonio fonda la famiglia, quindi solo nel matrimonio i figli trovano l’ambiente propizio per la crescita e l’educazione, e che il matrimonio è tale solo tra uomo e donna. Che una legge (l’ennesima) introduca nell’ordinamento disposizioni contrarie alla morale naturale sarebbe già grave, anche se per assurdo non fossimo cattolici. Quello che poi stupisce negativamente è che un contributo decisivo sulla questione sia arrivato da politicanti sedicenti cattolici.

Di: Marco Tosatti

Fonte: http://www.marcotosatti.com

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