Il Sacrificio eterno di Gesù riapre le porte del Regno – di S. Giovanni Fisher vescovo e martire

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Il tempio, nel quale il nostro Pontefice [Gesù] celebrava il sacrificio, non era stato costruito da mano di uomo, ma soltanto dalla potenza di Dio. Infatti egli versò il suo sangue al cospetto del mondo, che davvero è il tempio costruito solo dalla sola mano di Dio. Ma questo tempio ha due parti: una è la terra, che noi ora abitiamo; l’altra parte è ancora sconosciuta a noi mortali. Ed egli immolò il sacrificio dapprima qui sulla terra, quando sopportò una morte acerbissima, e poi quando, rivestito con l’abito nuovo della immortalità, entrò con il proprio sangue nel santuario, cioè in cielo.

Il Sacrficio della croce, che si rende attuale ogni giorno nella Santa Messa, squarciò una volta per tutte il velo del tempio: il tempio del Cielo viene riaperto. Gesù con le braccia aperte ci chiama tutti a tornare a casa con Lui, facendosia via per il Regno (ndr).

Di questo santo ed eterno sacrificio divengono partecipi tutti coloro che sono veramente contriti e fanno penitenza dei peccati commessi, e che sono fermamente decisi a non riprendere più i loro vizi, ma a perseverare con costanza nella ricerca della virtù.

Dal «Commento ai salmi» di san Giovanni Fisher, vescovo e martire (1469 – 1535).

S. Giovanni Fisher fu martirizzato per aver resistito alla pretesa di Enrico VIII di annullare il suo matrimonio con Caterina d’Aragona, per unirsi a seconde nozze con Anna Bolena (che poi farà decapitare). Questo capriccio porterà alla nascita dell’eresia anglicana: una comunione di laici non validamente ordinati, governata da un re laico (ai nostri giorni la regina Elisabetta). Il 13 di Marzo scorso, in nome dell’ecumenismo, dei laici anglicani, fra cui sedicenti sacerdoti e sedicente arcivescovo, hanno officiato i Vespri anglicani in S. Pietro.

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Gesù Cristo è il nostro pontefice, il suo prezioso corpo è il nostro sacrificio, che egli ha immolato sull’altare della croce per la salvezza di tutti gli uomini. Il sangue, versato per la nostra redenzione, non era sangue di vitelli e di capri, come nell’antica legge, ma dell’innocentissimo agnello Gesù Cristo nostro salvatore. Il tempio, nel quale il nostro Pontefice celebrava il sacrificio, non era stato costruito da mano di uomo, ma soltanto dalla potenza di Dio. Infatti egli versò il suo sangue al cospetto del mondo, che davvero è il tempio costruito solo dalla sola mano di Dio. Ma questo tempio ha due parti: una è la terra, che noi ora abitiamo; l’altra parte è ancora sconosciuta a noi mortali. Ed egli immolò il sacrificio dapprima qui sulla terra, quando sopportò una morte acerbissima, e poi quando, rivestito con l’abito nuovo della immortalità, entrò con il proprio sangue nel santuario, cioè in cielo. Qui presentò davanti al trono del Padre celeste quel sangue d’immenso valore che aveva versato a profusione per tutti gli uomini schiavi del peccato.

Il Sacrficio della croce, che si rende attuale ogni giorno nella Santa Messa, squarciò una volta per tutte il velo del tempio: il tempio del Cielo viene riaperto. Gesù con le braccia aperte ci chiama tutti a tornare a casa con Lui, facendosia via per il Regno (ndr).

Questo sacrificio è così gradito e accetto a Dio, che egli non può fare a meno – non appena lo guarda – di avere pietà di noi e di donare la sua misericordia a tutti quelli che veramente si pentono. Inoltre è un sacrificio eterno. Esso viene offerto non soltanto ogni anno, come avveniva per i Giudei, ma ogni giorno per nostra consolazione, anzi, in ogni ora e momento, perché ne abbiamo un fortissimo aiuto. Perciò l’Apostolo soggiunge: «dopo averci ottenuto una redenzione eterna» (Eb 9, 12).

Di questo santo ed eterno sacrificio divengono partecipi tutti coloro che sono veramente contriti e fanno penitenza dei peccati commessi, e che sono fermamente decisi a non riprendere più i loro vizi, ma a perseverare con costanza nella ricerca della virtù. È quanto insegna l’apostolo san Giovanni con queste parole: «Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre, Gesù Cristo giusto. Egli è vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo» (1 Gv 2, 1).

Dal «Commento ai salmi» di san Giovanni Fisher, vescovo e martire (1469 – 1535).

S. Giovanni Fisher fu martirizzato per aver resistito alla pretesa di Enrico VIII di divorziare da Caterina d’Aragona per unirsi a seconde nozze con Anna Bolena (che poi farà decapitare). Questo capriccio porterà alla nascita dell’eresia anglicana: una comunione di laici non validamente ordinati, governata da un re laico (ai nostri giorni la regina Elisabetta). Il 13 di Marzo scorso, in nome dell’ecumenismo, dei laici anglicani, sedicenti sacerdoti, vestiti da sacerdoti, hanno officiato i Vespri anglicani in S. Pietro.

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