Commento alle Letture 02/04/2017 – La resurrezione di Lazzaro

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Fratelli, quest’oggi Lazzaro siamo tutti noi, Lazzaro sono i nostri cari, sono le persone a cui teniamo di più, siamo noi stessi. Giunge notizia di Lazzaro al Signore ed egli va, sapendo ciò che sta per fare, eppure Gesù piange. Dio piange. Piange al vedere le lacrime di Maria, si commuove per noi e con noi. Dio piange con noi. Immaginate lo sguardo di Gesù, lo sguardo più potente che sia mai apparso su questa terra e che mai apparirà. Lo sguardo di Dio, che penetra ogni tenebra, minaccia e vince ogni male, consola gli afflitti e i perduti. Quello sguardo incontra il nostro, in Maria in lacrime, e si commuove.

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E le lacrime di Dio riaprono le porte del Paradiso. Dio dice a Gesù “Figlio mio, va, e torna con loro”. E Cristo Re oggi viene a dirci: “Lazzaro, vieni fuori!”. “Francesco, vieni fuori!”. Gesù chiama ciascuno di noi per nome. Coraggio, alzati, come Lazzaro ti sto chiamando: esci dal buio e vivi da uomo Santo.

Le nostre Letture di oggi, ultima Domenica prima della Domenica delle Palme, ci preparano alla festa di Pasqua. Già il profeta Ezechiele, per grazia dello Spirito Santo, prima ancora di poter conoscere la piena Rivelazione, venuta col Signore, parla della verità escatologica. Essa è già contenuta, come speranza, nell’Antico Testamento. Tutta la vita dell’uomo tende a questo fine. Come dice S. Agostino, non si può né essere davvero felici né davvero virtuosi, senza puntare alla meta eterna del bene, e i profeti già percepivano spiritualmente la necessità della resurrezione alla vita senza fine. Quanto spesso ci sentiamo dire che la resurrezione è già qui, oggi, e noi possiamo e dobbiamo viverla già da ora in questa terra? Ciò è vero, e ce lo ricorda S. Paolo nella seconda Lettura, tuttavia sembra che, ai nostri giorni, tutta l’attenzione sia rivolta a questo mondo, e chiunque osi sollevare lo sguardo verso il Cielo, e provi a parlare della fine dei tempi, viene tacciato di oscurantismo, di essere “rimasto indietro”, di non essere al passo coi tempi. Quali tempi? I tempi cattivi di cui parla S. Paolo (Efesini 5,16): i tempi di chi guarda solo a questo mondo. Abbiamo gli occhi incollati a questa terra, una terra che passa e muore. Per questo ci dà fastidio se qualcuno ce lo ricorda, perché la amiamo e non vogliamo che passi. Ma ecco che passa e va via, via da noi, e non ci sazia, e muore. Più l’amiamo e più siamo infelici del suo passare. La vita quaggiù prende significato nella misura in cui viviamo per la vita lassù. Allora essa passerà, lasciando però una traccia eterna. Fratelli, se non sappiamo sollevare i nostri occhi al Cielo, se non sappiamo sperare nella vita eterna e fissare il cuore lassù, non solo non potremo essere mai davvero sereni e felici, ma non potremo nemmeno essere davvero virtuosi. Ce lo dice S. Agostino: “Colui che assolda un operaio per la sua vigna gli deve due cose: il cibo perché non venga meno, ed il salario, perché provi soddisfazione. […] Il nostro salario dopo il lavoro si chiama vita eterna” (Sermoni in Matteo). Ci si può aspettare che l’operaio lavori senza la promessa del suo salario? La vita eterna è il nostro salario. Ecco allora risuonare con la forza della voce di Dio, la Parola del Vangelo di oggi: “Io sono la Resurrezione e la Vita, chi crede in Me, anche se muore vivrà. Credi questo?”.  Gesù stesso è il nostro salario. Il miracolo della resurrezione di Lazzaro, suo amico, è annuncio, prefigurazione, e manifestazione reale della Resurrezione di Gesù.

Fratelli, quest’oggi Lazzaro siamo tutti noi, Lazzaro sono i nostri cari, sono le persone a cui teniamo di più, siamo noi stessi. Giunge notizia di Lazzaro al Signore ed egli va, sapendo ciò che sta per fare, eppure Gesù piange. Dio piange. Piange al vedere le lacrime di Maria, si commuove per noi e con noi. Dio piange con noi. Immaginate lo sguardo di Gesù, lo sguardo più potente che sia mai apparso su questa terra e che mai apparirà. Lo sguardo di Dio, che penetra ogni tenebra, minaccia e vince ogni male, consola gli afflitti e i perduti. Quello sguardo incontra il nostro, in Maria in lacrime, e si commuove. Per due volte Giovanni dice che Gesù si commosse profondamente, e per una volta che scoppiò in pianto. Quale grande, incommensurabile mistero. Dio in Persona è venuto a piangere con noi. Per il dolore, per il male, per la morte, che ci strappa ai nostri cari, separandoci da loro con un abisso che sembra incolmabile. Per la morte che ci spaventa, dividendo l’anima dal nostro corpo e proiettandoci verso un viaggio che affrontiamo da soli con Dio e che richiede più coraggio di ogni altro. Per la corruzione delle nostre carni, che produce il fetore di Lazzaro, per la nostra debolezza, per l’oblio della memoria, per il fatto che siamo dimenticati e ci dimentichiamo a vicenda. Per tutta questa croce che noi, i suoi figli amati, abbiamo meritato, il Signore piange. E le lacrime di Dio riaprono le porte del Paradiso. Dio dice a Gesù “Figlio mio, va, e torna con loro”. E Cristo Re oggi viene a dirci: “Lazzaro, vieni fuori!”. “Francesco, vieni fuori!”. Gesù chiama ciascuno di noi per nome. Coraggio, alzati, come Lazzaro ti sto chiamando: esci dal buio e vivi da uomo Santo. Usciamo dalle tenebre di un mondo che muore, entriamo nella luce della vita. Lazzaro non risorge per morire di nuovo, risorge per mostrare che la morte non ha l’ultima parola, perché la giustizia è immortale e Dio ci ha amato a tal punto da mandare suo Figlio per noi (Giovanni 3,16).

Sia lodato Gesù Cristo

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