Commento alle Letture 05/03/2017 – La Quaresima: 40 giorni nel deserto con Gesù

1481337_origFratelli, per vivere una santa Quaresima, non ascoltate quei suggerimenti che vi dicono di non fare rinunce fisiche per “digiunare dalle cattive azioni” o “digiunare dall’arrabbiarsi con gli altri” o “digiunare essendo più buoni”. Queste cose sono il fine santo del digiuno, il frutto del nostro digiuno, ma non il digiuno stesso, poiché sfuggono al nostro controllo. Affinché il nostro digiuno sia fruttuoso, come Gesù, in questo tempo dobbiamo rinunciare a qualcosa che a noi è caro, qualcosa a cui teniamo. Dobbiamo fare un deserto, privarci di qualcosa che tocchi il nostro vissuto realmente, che ci faccia sentire, nella nostra carne, più volte al giorno, il peso del sacrificio che stiamo facendo. Facciamo questa piccola guerra all’uomo vecchio che è dentro di noi, perché chi è fedele nel poco lo sarà anche nel molto.

“Figlio, se ti presenti per servire il Signore, preparati alla tentazione” (Siracide 2,1) ci dice la Parola di Dio, e persino Gesù è stato tentato. Le tre tentazioni di Gesù nel deserto servono a noi per comprendere bene la natura delle nostre tentazioni, e per sapere che tipo di battaglia spirituale dobbiamo affrontare se ci decidiamo a servire il Signore.

I Cristiani delle prime comunità credevano che Gesù sarebbe tornato presto, e, anche se nessuno diceva di sapere quando questo sarebbe accaduto, vivevano come se il suo ritorno fosse imminente. Ad ogni Pasqua si preparavano come se Lui stesso dovesse tornare. Io credo che dovrebbe essere così anche per noi. Dobbiamo recuperare il nostro spirito escatologico, cioè di attesa speranzosa della venuta del Regno di Dio. “Venga il tuo Regno” è ciò che crediamo in ogni Padre Nostro che recitiamo, eppure quanto poco lo desideriamo, e quanto siamo attaccati alle cose di questo mondo. Il periodo quaresimale è proprio questo: un tempo di astinenza e privazione, da vivere col Signore nel nostro personale, intimo, segreto, deserto, per prepararci a vivere la Santa Pasqua. Per questo il nostro Vangelo di oggi ci mostra, con l’esempio di Gesù, come prepararci pienamente alla gloria della Resurrezione. “Figlio, se ti presenti per servire il Signore, preparati alla tentazione” (Siracide 2,1) ci dice la Parola di Dio, e persino Gesù è stato tentato. Le tre tentazioni di Gesù nel deserto servono a noi per comprendere bene la natura delle nostre tentazioni, e per sapere che tipo di battaglia spirituale dobbiamo affrontare se ci decidiamo a servire il Signore.

“Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane”. La prima tentazione è la tentazione della carne, la porta di tutte le altre tentazioni. Spesso si presenta con un’esca che attrae, con un peccato veniale, un peccato magari piccolo, che poi ti porta gradualmente e costantemente sempre più lontano da Dio. Come abbiamo ascoltato nella prima Lettura, col peccato di Adamo ed Eva, l’uomo, destinato da Dio ad essere soprannaturale ed immortale, ha perso la grazia santificante. La caduta ha causato in noi il disordine per cui non siamo più capaci di controllare le nostre pulsioni: il corpo e le emozioni hanno in noi il sopravvento sull’intelletto e la volontà. Così, ciò che dovrebbe stare sottomesso ha assunto il controllo su ciò che dovrebbe comandare e non sappiamo più ordinare le nostre azioni al bene ed elevare il nostro sguardo a Dio. Il digiuno è l’arma con cui combattiamo questo disordine. La gola, mangiare troppo, è peccato, avere un cuore ed occhi lussuriosi è peccato, e non è solo peccato, è qualcosa che viene strisciando ad abitare dentro di noi e ci rende deboli, incapaci di compiere il bene, avversi alle cose sante, pigri, immobili e stanchi nella nostra vita spirituale. Siamo bulimici di sensazioni, bulimici di pane, e così anoressici spiritualmente. Privarci del cibo che amiamo, o di piaceri che amiamo, la Tv durante 2 giorni a settimana, il computer durante 2 giorni a settimana, ci aiuterà ad attribuire la giusta importanza alla vita spirituale e ci farà sentire davvero molto meglio. Cominciando ad assaporare la gioia della ricchezza spirituale che viene da un santo digiuno, potremo anche noi rispondere con Gesù al demonio: “non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni Parola che esce dalla bocca del Signore”.

“Se ti prostri dinanzi a me tutto sarà tuo”. La seconda tentazione è la tentazione del potere, la più profonda. Il demonio ci invita ad unirsi alla sua ribellione, ad entrare nel suo movimento di ribelli che governa le forze di questo mondo. Egli è il dio di questo mondo, per questo ci dice “prostrati a me e tutto sarà tuo”. Vi posso citare alcuni esempi di cui ho testimonianze certe. A diverse persone, le promesse delle religioni neo-pagane dicono che se reciteranno alcuni mantra davanti a pergamene, se si sottometteranno, i loro desideri immediati verranno esauditi; oppure se pagano, potranno risolvere la loro vita familiare, potranno conoscere il futuro. Un uomo fece adorazioni nere, e in una sola settimana poté imparare una lingua, e disse che poteva avere tutte le donne e i soldi che voleva. Poi però si accorse di avere bisogno dell’esorcista. “A che gioverà all’uomo guadagnare il mondo intero se perde la sua anima?” Il potere che promette il demonio è solo schiavitù. Ci abbaglia con le sue luci e poi ci tiene al guinzaglio, un guinzaglio che noi stessi abbiamo indossato. La vera libertà sta solo nella luce della Verità, che è Gesù Cristo. Solo il nostro Creatore è degno di essere il nostro Re, solo a Lui dobbiamo rendere culto e allora saremo i suoi santi, vivendo la vita più pienamente felice che possiamo.

“Se tu sei Figlio di Dio, buttati giù”. Il demonio ha ragione: se Gesù si fosse buttato, tutti avrebbero dovuto riconoscerlo come Dio. Egli, però, non è un dio degli zeloti che viene ad imporsi come un tiranno sulla terra, ma lascia l’uomo libero, fino al tempo prestabilito del Giudizio in cui mieterà il raccolto. Un dio che promette un’utopia tutta terrena ed umana è un dio mondano, non veritiero e terribile. La terza tentazione è la più astuta e subdola, poiché si tratta di una mescolanza tra buone e cattive intenzioni. Vedendosi respinto nella sua malvagità e smascherato per ciò che egli è, spesso il demonio si presenta come angelo di luce, e ci tenta con un desiderio che sembra buono. Poi, però, cominciamo a vedere Dio secondo i nostri calcoli umani e perdiamo la fede, cominciamo a chiedere a Dio di fare ciò che noi vogliamo e perdiamo la speranza, cominciamo a volere che gli altri vedano la nostra grandezza e perdiamo l’umiltà e la carità.

Fratelli, per vivere una santa Quaresima, non ascoltate quei suggerimenti che vi dicono di non fare rinunce fisiche per “digiunare dalle cattive azioni” o “digiunare dall’arrabbiarsi con gli altri” o “digiunare essendo più buoni”. Queste cose sono il fine santo del digiuno, il frutto del nostro digiuno, ma non il digiuno stesso, poiché sfuggono al nostro controllo. Affinché il nostro digiuno sia fruttuoso, come Gesù, in questo tempo dobbiamo rinunciare a qualcosa che a noi è caro, qualcosa a cui teniamo. Dobbiamo fare un deserto, privarci di qualcosa che tocchi il nostro vissuto realmente, che ci faccia sentire, nella nostra carne, più volte al giorno, il peso del sacrificio che stiamo facendo. Facciamo questa piccola guerra all’uomo vecchio che è dentro di noi, perché chi è fedele nel poco lo sarà anche nel molto. E quando lo avremo inchiodato alla croce, risorgeremo alla vita nuova con Gesù, e saremo per sempre nella gloria della Pasqua.

Sia lodato Gesù Cristo

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