Commento alle Letture 12/02/2017 – Gesù e la Legge: la radicalità dell’Amore evangelico

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Il nostro Vangelo di oggi ci parla proprio di questo: l’esigenza radicale di Gesù. L’esigenza che Gesù richiede è la più grande. Il Signore è venuto per togliere l’antica alleanza, che era fondata sulla Legge e le sue opere, e per stabilire quella vera fondata sulla grazia, ma senza abolire la Legge stessa. La Legge dell’amore di Cristo, infatti, è ben più esigente di tutte le più minuziose prescrizioni giudaiche sommate insieme. Si può obbedire alle formalità anche senza amore. “Date a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio”. E che cosa è di Dio? Noi stessi, la nostra vita, il nostro cuore. I farisei chiedevano l’adempimento di un codice, il Signore chiede tutto. Il Cristo ci chiede tutto fratelli, ma ci dà molto di più.

L’Antico Testamento trova il suo pieno compimento soltanto nella Nuova e perfetta Alleanza del Vangelo. Il rapporto che c’è tra la Legge e la Grazia di Cristo, sempre più spesso, ci viene presentato solo secondo l’aspetto fondamentale del perdono. Se la salvezza dipendesse dalle opere della Legge, infatti, saremmo tutti condannati, poiché nessuno avrebbe mai potuto meritarla. Anche nell’Antico Testamento Dio lascia trapelare questa consapevolezza, quando in Proverbi 24, 16 ci dice: “anche il giusto pecca sette volte al giorno”, ma poi “sempre si rialza”. C’è un altro aspetto, altrettanto importante da sottolineare, e la cui dimenticanza, purtroppo, ci porta sempre di più ad esasperare la misericordia di Dio, sino a trasformarla in iniquità. La grazia non è il permesso di peccare, né è l’assenza di ogni riferimento alla legge divina rivelata o alla legge naturale, scritta nel nostro cuore. Il nostro Vangelo di oggi ci parla proprio di questo: l’esigenza radicale di Gesù. L’esigenza che Gesù richiede è la più grande. Il Signore è venuto per togliere l’antica alleanza, che era fondata sulla Legge e le sue opere, e per stabilire quella vera fondata sulla grazia, ma senza abolire la Legge stessa. La Legge dell’amore di Cristo, infatti, è ben più esigente di tutte le più minuziose prescrizioni giudaiche sommate insieme. Si può obbedire alle formalità anche senza amore. “Date a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio”. E che cosa è di Dio? Noi stessi, la nostra vita, il nostro cuore. I farisei chiedevano l’adempimento di un codice, il Signore chiede tutto. Il Cristo ci chiede tutto fratelli, ma ci dà molto di più. Per questo motivo, anche nel suo riscontro pratico, la giustizia che viene dalla fede è ben superiore rispetto a quella degli scribi e dei farisei. Ascoltiamo di nuovo questa Parola così letteralmente tagliente di oggi. “Avete udito che fu detto”, “ma ora io vi dico”. Con l’autorità di Dio negli occhi, nella voce, dalla sua divinità, Gesù ci dice: “avete udito che fu detto: non uccidere”, io vi dico: siate gentili, non offendete nessuno, perché di ogni offesa che avrete perpetrato anche nel segreto, dovrete rispondere a me. Fu detto: “Non commettere atti impuri”, io vi dico non solo non commettete atti impuri, ma non indugiate nei pensieri peccaminosi, acconsentendo alla loro malizia. Avete udito: “un uomo può ripudiare in certi casi la moglie”, ma io vi dico che chiunque ripudia la moglie o contrae una nuova unione è in stato di adulterio. Quanto è importante, in questi tempi in cui il Sacramento del Matrimonio è sotto attacco da fuori e da dentro le mura della nostra Chiesa, ribadire il chiaro imperativo di Gesù. Nessun uomo osi separare ciò che Dio ha unito. Se non siamo più capaci di dire un “per sempre”, se non sappiamo più tenere fede a una promessa, nonostante le cadute e la croce, che cosa resterà dell’uomo davanti alla morte? Solo la paura.

Noi diciamo, ormai convinti da un megafono mediatico martellante: “Ma sì… possiamo farlo, infondo il Signore perdona tutto, non permetterà che siamo condannati”, “Ma sì… infondo lo fanno tutti, l’hanno sempre fatto tutti”. No, non l’hanno sempre fatto tutti. Nell’Evo Cristiano, come anche fino a 50 anni fa nelle nostre terre contadine, una stretta di mano e uno sguardo valevano più di un contratto legale, una promessa d’amore per un cristiano valeva una vita intera di sofferenza. Stiamo attenti, fratelli, siamo noi a condannare noi stessi. La prima Lettura del libro del Siracide ce lo dice chiaramente: Dio ci mette davanti il fuoco e l’acqua e non ha dato a nessuno il permesso di peccare, l’uomo avrà ciò che si è scelto. Gesù non è venuto ad abolire la Legge, anzi, nemmeno un singolo iota, nemmeno una piccola virgola passerà finché non saranno passati il cielo e la terra e verrà il Regno di Dio. Il Vangelo ci chiede di essere radicali: il nostro sì sia sì, il nostro no sia no; ci chiede di amare Cristo più di tutto e di caricarci la croce ogni giorno per seguirlo, e solo allora, in modo sorprendente ed incredibile il vento dello Spirito Santo soffierà nella nostra vita. Chiediamolo a Dio, chiediamolo sempre: anche oggi è possibile vivere la vera gioia del Cielo. Se osiamo sperare nelle promesse di Dio, anche noi diventeremo parte del suo disegno e vedremo in questa umanità sfiduciata e stanca, la forza giovane e splendente dei suoi prodigi.

Sia lodato Gesù Cristo.

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