Immigrazione e muri: che cosa dice la Chiesa?

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Pare al giorno d’oggi che vi sia un nuovo dogma imperante nella Chiesa Cattolica: supportare e promuovere ad ogni costo l’enorme ondata migratoria che sta interessando l’Occidente intero. Purtroppo queste teorie rispondono proprio a certe logiche e dinamiche, volute dalle potenze del lobbismo mondialista internazionale, che vedono nel disfacimento delle culture nazionali non solo un importante passo verso la cancellazione di ogni confine geopolitico e l’instaurazione di un “Nuovo Ordine Mondiale”, ma anche un’utilissima arma di distruzione nei confronti di quei valori della tradizione Cattolica che hanno da sempre nutrito l’anima dell’Occidente, tramite l’innesto di culture estranee. Vediamo che cosa la Chiesa ha sempre insegnato riguardo alla migrazione dei popoli.

Benedetto XV, Papa dal 1914 al 1922, pronunziò in merito parole molto forti e preoccupate per la deriva mondialista incombente sull’Italia e sul mondo intero: “L’avvento di una Repubblica universale che i peggiori fomentatori di disordine desiderano e aspettano con fiducia, è già un’idea matura per la sua realizzazione. Da questa Repubblica sarebbero bandite le distinzioni nazionali. L’autorità del padre sui suoi figli non sarebbe più riconosciuta, né quella di Dio sulla società umana. Se queste idee vengono applicate, ne seguirà inevitabilmente un regno di terrore inaudito. Una vasta porzione dell’Europa passa già per questa triste esperienza e noi vediamo che si cerca di estendere questo stato di cose ad altre regioni”.

Come è facile immaginare, non aveva affatto torto. Leggiamo queste parole dal testo “Idealismo Pratico” di Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi, uno dei padri fondatori del movimento Pan-Europeo: “Noi vogliamo trasformare l’Europa in una mescolanza di razze asiatiche e di colore governate dai giudei. […] La razza Euro-negroide del futuro, simile nella sua apparenza estetica agli antichi Egizi, rimpiazzerà la varietà dei popoli con una diversità di individui”. Nell’individuare la nuova aristocrazia del domani, Coudenhove la intravede nell’ebraismo, che, tempratosi attraverso secoli di persecuzioni, ora sarebbe divenuto la vera “razza spirituale padrona dell’Europa (geistige Führerrasse Europas)”. Così ha chiosato Ulrich Wyrwa: “Le sue affermazioni, che vorrebbero essere filosemite, presentano un’inquietante vicinanza alla semantica antisemita”. Dall’unione tra i migliori elementi della “nazione ebraica” e quelli dell’antica nobiltà feudale sorgerà dunque l’“aristocrazia del futuro”. È triste notare che esiste un “premio Carlo Magno della città di Aachen” che viene assegnato ogni anno a chi più di tutti contribuisce all’attuazione dei piani Paneuropei del suddetto Kalergi (primo vincitore di questo premio). Ancor più triste che l’anno scorso a vincerlo sia stato proprio Papa Francesco.

L’evangelico comando di accoglienza verso il povero e il rifugiato non deve cancellare la virtù della giustizia nello stato che consiste nel rivolgersi in primo luogo alla difesa dei propri concittadini, da cui la stessa possibilità dell’accoglienza dipende. Il precetto di Gesù: “ama il prossimo tuo come te stesso”, nella perfezione della Parola di Dio, indica che non possiamo amare il prossimo nella verità e nell’intimo del cuore se non amiamo noi stessi del medesimo amore, poiché entrambi cominciano dall’amore che abbiamo per Dio. Per questo suonano, sì strane, ma anche coerenti nella loro applicazione errata le distorsioni che emergono da alcune interviste mai smentite con Scalfari: “ama il prossimo tuo più di te stesso”. Questo masochismo finto-altruistico cela un grande inganno. Nessuno è più buono del Signore, nessuno può accogliere i migranti con vero amore e disprezzare la propria patria. Il filosofo ateo militante Feuerbach, precursore del Marxismo nel sostenere e diffondere l’idea che Dio sia una mera proiezione del super Io umano, scrisse: “Ma non sarà attraverso una persecuzione che lo si ucciderà [il cristianesimo], perché la persecuzione alimenta e rafforza. Sarà attraverso l’irreversibile trasformazione interna del cristianesimo in ateismo umanista, con l’aiuto degli stessi cristiani, guidati da un concetto di carità che nulla avrà a che fare con il Vangelo”.

In questo contesto che cosa significa il muro di Trump? Innanzitutto non è un esilio rivolto alla religione musulmana, visto che il 90% dei musulmani del mondo non ne è colpito. Si tratta di una misura temporanea dovuta ad un fenomeno che credo tutti dovremmo conoscere bene: il terrorismo islamico su scala internazionale. L’immigrazione dovrebbe essere regolamentata dallo stato in modo da respingere chi voglia immigrare illegalmente ed accogliere chi è un autentico rifugiato, per il bene di entrambi gli stati e dei rifugiati stessi. Infatti, togliendo la gestione di queste masse di migranti dalle mani della criminalità organizzata non solo le si infligge un duro colpo, ma si scongiurano anche le morti per naufragio e gli innumerevoli rischi di violenza. Il confine è un principio fisiologico di uno stato ragionevole che ha a cuore la difesa dei propri cittadini e che desidera la soluzione dei problemi, restando aderente alla realtà, così come una porta è un principio fisiologico dell’ingresso di una abitazione. La dottrina sociale della Chiesa afferma esplicitamente: “un’applicazione indiscriminata (dell’immigrazione) arrecherebbe danno e pregiudizio al bene comune delle comunità che accolgono il migrante” e ancora: “La Chiesa lo riconosce [diritto di emigrare] ad ogni uomo nel duplice aspetto di possibilità di uscire dal proprio Paese e possibilità di entrare in un altro alla ricerca di migliori condizioni di vita. Certo, l’esercizio di tale diritto va regolamentato, perché una sua applicazione indiscriminata arrecherebbe danno e pregiudizio al bene comune delle comunità che accolgono il migrante” (S. Giovanni Paolo II, 2001). La dottrina della Chiesa esprime, inoltre, riserbo per il danno che la migrazione indiscriminata può causare all’unità delle famiglie poiché spesso a migrare è il solo marito e questo genera divisione.

I sacerdoti di oggi dovrebbero prestare più attenzione all’annuncio del Vangelo e a ricondurre gli uomini alla preghiera ed alla vita spirituale, di cui sono divenuti totalmente anoressici (al punto da faticare anche al solo pensiero di potersene nutrire, e nello stesso tempo da anelare ad essa con famelica necessità), piuttosto che incentrare la predicazione su teorie che sono e restano politiche, e, soprattutto, che sono promosse da individui la cui ideologia è da sempre nemica dichiarata della Chiesa Cattolica  e della verità di Cristo.

Concludo riportando le parole di Papa S. Pio X, in carica dal 1893 al 1914, rivolte ai sacerdoti (di ieri, di oggi e di domani): “Che questi sacerdoti [consacrati alle opere di azione cattolica] non si lascino allontanare dalla buona strada, nel labirinto delle opinioni contemporanee, dal miraggio di una falsa democrazia. Che non prendano in prestito dalla retorica dei peggiori nemici della Chiesa e del popolo un linguaggio enfatico, pieno di promesse tanto sonore quanto irrealizzabili. Che siano persuasi che la questione sociale e la scienza sociale non sono nate ieri; che in ogni tempo la Chiesa e lo Stato, in felice accordo, suscitarono a questo scopo organizzazioni feconde; che la Chiesa, che mai tradì la felicità del popolo con alleanze compromettenti, non ha bisogno di liberarsi dal passato, poiché le basta riprendere, con l’ausilio dei veri artefici della restaurazione sociale, gli organismi distrutti dalla Rivoluzione, adattandoli, con lo stesso spirito cristiano che l’ispirò, al nuovo ambiente creato dall’evoluzione materiale della società contemporanea. Infatti i veri amici del popolo non sono né rivoluzionari né innovatori, ma tradizionalisti”.

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