Commento alle Letture 18/09/2016 – Usura e rapporto con le ricchezze del mondo

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I nostri grandi statisti e affaristi, non sono riusciti a salvarci da nessuna delle ormai numerose crisi economiche che hanno sommerso nel dolore tantissime famiglie. Anzi, non si sa nemmeno se siano state causate volontariamente o meno. Queste crisi sono la conseguenza diretta del nostro peccato. E allora come si può fare se viviamo in questa società? Fratelli, non vi dico di non vivere nel mondo. Vi dico, però, che la vostra vera ricchezza sono i vostri figli, la vostra famiglia, i vostri veri amici, non il vostro conto in banca. Voi siete nel mondo ma non siate del mondo. Se il mondo approva certe cose o commette certi peccati, noi restiamo di Dio.

Le nostre Letture di oggi ci parlano della ricchezza e della giustizia sociale. Oggi voglio parlarvi di un peccato su cui è basata l’intera nostra società occidentale. La Chiesa ha sempre condannato questo atto come un peccato, in modo chiaro ed esplicito: l’usura. Per la durezza del cuore del popolo, Dio concesse agli Israeliti, attraverso Mosè, di praticare questa attività con i Gentili, cioè i non ebrei; ma nella pienezza della Rivelazione, Gesù nostro Signore negò del tutto questa possibilità quando disse: «Se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto» (Luca 6, 34). Quindi, contrariamente a quanto dice la nostra legge, commettere peccato di usura significa semplicemente concedere prestiti ad interesse, non importa quanto basso. Nel 1274 il Concilio di Lione II e il Concilio di Vienne nel 1311, condannarono esplicitamente la riscossione di interessi dopo la concessione di un mutuo, poiché, secondo il principio di Aristotele: “il danaro non genera altro danaro” e, quindi, non si può vendere. Gli interessi, dice la Chiesa, non sono giustificabili dalla variante del tempo, perché il tempo è un “bene comune“. Anche nell’enciclica Rerum Novarum del 1891 Papa Leone XII condannò apertamente questo peccato. Avendo queste cose bene in mente, riusciamo a capire quanto siamo andati distante dal cuore di Dio in questo nostro mondo. Ciò che accade quando si va lontano dalla Vita è che si trova la morte. Infatti, nonostante le scienze dell’uomo credano di avere grande sapienza, quello che ottengono, quando si allontanano dalla Luce in Persona che è il Cristo, è di rimanere al buio. I nostri grandi statisti e affaristi, non sono riusciti a salvarci da nessuna delle ormai numerose crisi economiche che hanno sommerso nel dolore tantissime famiglie. Anzi, non si sa nemmeno se siano state causate volontariamente o meno. Queste crisi sono la conseguenza diretta del nostro peccato. E allora come si può fare se viviamo in questa società? Fratelli, non vi dico di non vivere nel mondo. Vi dico, però, che la vostra vera ricchezza sono i vostri figli, la vostra famiglia, i vostri veri amici, non il vostro conto in banca. Voi siete nel mondo ma non siate del mondo. Se il mondo approva certe cose o commette certi peccati, noi restiamo di Dio. Fate strettamente ciò che dovete per concedere una vita dignitosa alla vostra famiglia ma evitate la schiavitù bancaria per debiti più che potete, e, soprattutto, evitate di concedere prestiti ad usura, perché è un peccato agli occhi di Dio. Non dimenticate che Dio è provvidente con chi si fida di Lui e che la vera gioia può darcela solo la pace che Lui mette nel nostro cuore. Quanto è più felice chi è tranquillo ed ha poco, ma non è schiavo di nessuno, di chi è ricco ma sempre affannato dietro ai beni di questo mondo, e non sa vedere quale sia il suo vero tesoro!

La seconda lettura ci parla di cosa significa la giustizia sociale. La difesa della giustizia sociale non sta nella ribellione o nella lotta di classe, come oggi ritiene erroneamente una gran parte di persone. Lo stato non è un malvagio essere tentacolato dalle cui grinfie dobbiamo divincolarci. Non è nemmeno una polveriera che dobbiamo far saltare e ricostruire ogni volta di nuovo sul sangue della povera gente. Lo Stato è la nostra casa. Dobbiamo volere bene al nostro Stato come a una grande casa. Il vero modo per «vivere una vita tranquilla», come ci dice la Scrittura, mediante l’Apostolo Paolo, è pregare, innanzitutto, ed impegnarci il più possibile affinché regni l’ordine e la verità della Legge di Dio. Quanto più la verità di Dio sarà nelle nostre leggi, tanto più respireremo, già qui sulla terra, un’aria fresca e buona che viene dal Cielo, e potremo godere tranquillamente dei beni terreni, per dedicarci con maggiore impegno alle realtà celesti, che sono il vero fine dell’uomo.

Il Vangelo può sembrare complicato, ma, in realtà, ci parla proprio di come dobbiamo dedicarci alle realtà celesti invece che alle terrene. In questa parabola Gesù opera un capovolgimento, per mostrare come noi dobbiamo ragionare delle realtà spirituali alla stregua di come gli scaltri peccatori ragionano sulle terrene. Il padrone è Dio e l’amministratore disonesto è il buon credente. Il servo ha un debito che non può colmare col suo padrone. Non ha la forza per zappare né il coraggio per mendicare. Questo significa che noi tutti, peccatori, non abbiamo le capacità per redimerci da soli dalla nostra condizione di debito nei confronti di Dio. E allora che fare? L’amministratore riduce i debiti accumulati da altri nei confronti del padrone, così che, una volta trovatosi abbandonato, qualcuno di loro potrà accoglierlo. Gesù ci dice che coloro a cui avremo perdonato i debiti, o donato gratuitamente, senza aspettare nessun contraccambio, saranno i nostri avvocati difensori nel Giorno del Giudizio, in cui ci verrà chiesto conto del nostro debito nei confronti di Dio. Ciò che abbiamo in questa vita non lo meritiamo, ed è definito da Gesù una «ricchezza disonesta»; usiamolo, dunque, per guadagnare quella ricchezza vera che sarà il premio eterno nei Cieli. Ecco quindi la risposta: come possiamo vivere santamente in questo mondo così legato al danaro? Non possiamo servire due padroni: stacchiamo il cuore dal danaro e doniamo abbondantemente a chi ha bisogno; perdoniamo i debiti che gli altri hanno con noi, soprattutto se spirituali e avremo la ricchezza vera di Dio.

Preghiamo che il Signore ci conceda la grazia di vivere questa leggerezza, propria del Paradiso, perché i poveri in spirito, già adesso, possiedono una libertà che è anticipo del Regno. Una libertà che custodisce quella fedeltà umile delle piccole cose, la sola che ci dona poi il coraggio di fare le grandi.

Sia lodato Gesù Cristo.

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