Commento alle Letture 07/08/2016 – Escatologia

giudizio finale

È davvero così importante pensare che il mondo finirà per un cristiano? Non basta pensare che il Paradiso è la gioia che il Signore dà al suo servo in questa vita? No, non basta affatto. S. Agostino dice che sarebbe come chiedere ad un bracciante di lavorare senza la speranza del suo salario. Credere che il mondo finirà e che la gioia del Signore trascende questa vita sulla terra, è fondamentale per un Cristiano e anche per ogni uomo. Infatti, nel nostro cuore c’è l’attesa del Paradiso, e, se si pensa che questo mondo non finirà mai, si trasferisce questa nostalgia della patria celeste alla città umana e terrena.

Le nostre Letture di oggi ci parlano dell’Escatologia. L’Escatologia è la fine dei tempi, la fine di questo nostro mondo nel Giorno Ultimo. Il Giorno glorioso del ritorno del Signore in cui Gesù giudicherà con giustizia tutte le genti e instaurerà per sempre il suo Regno, la città di Dio coi suoi angeli e i suoi santi. Purtroppo nella Chiesa dei nostri tempi l’insegnamento evangelico sul giorno del giudizio è stato sempre più ottenebrato, sino a punto che non si riesce ad ascoltare una sola predica riguardo questi temi senza che qualcuno ci tranquillizzi ricordandoci che sono parole simboliche, segni che servono soprattutto a ricordarci che il vero giudizio è già nel momento attuale così come il vero ritorno di Cristo. Il momento attuale, secondo queste prediche, è il vero momento del giudizio in cui si attua per noi il Paradiso o l’inferno già qui, in questa vita. Nonostante ci sia sicuramente una verità in questa attualità della dimensione eterna, verso cui siamo proiettati, già nella nostra vita quotidiana, rimane vero che questo è possibile se, e solo se, un vero giorno del giudizio, un vero giorno ultimo, verrà. Come dice la seconda lettura, il Paradiso si può vivere qui e adesso, nel nostro cuore, come speranza fondata sulla fede nella promessa di Dio. Se il giorno del giudizio non dovesse mai accadere, allora la nostra speranza sarebbe vana.

È davvero così importante pensare che il mondo finirà per un cristiano? Non basta pensare che il Paradiso è la gioia che il Signore dà al suo servo in questa vita? No, non basta affatto. S. Agostino dice che sarebbe come chiedere ad un bracciante di lavorare senza la speranza del suo salario. Credere che il mondo finirà e che la gioia del Signore trascende questa vita sulla terra, è fondamentale per un Cristiano e anche per ogni uomo. Infatti, nel nostro cuore c’è l’attesa del Paradiso, e, se si pensa che questo mondo non finirà mai, si trasferisce questa nostalgia della patria celeste alla città umana e terrena. Questo porta le persone a pensare che ciò che costruiranno in questo mondo rimarrà per l’eternità. È vero: loro moriranno, ma forse il loro cognome no. Forse il loro patrimonio e la loro eredità potrà durare sempre. Forse l’uomo potrà costruire un Paradiso qui sulla terra avanzando con la tecnologia e raggiungendo stadi evolutivi trans-umani, sempre più vicini al divino, diventando immortale. Ecco che la Promessa Evangelica della Gerusalemme Celeste, che mette sempre di nuovo l’uomo davanti al Giudizio di Dio, basato sulla sua fede e le sue opere in vita, si trasforma in un’utopia tutta umana in cui l’uomo diventa capace di costruire una torre di Babele alta fino al Cielo e di sostituirsi a Dio nella costruzione della città perfetta. Per il raggiungimento di questo fine, che sarà eterno, non importa cosa si sacrifichi di temporale. Infatti, per evolversi verso il meglio, si sa che il peggiore, l’ultimo, deve morire al fine di fare avanzare i più forti verso la vetta. Vedete come cambiando poche cose nella prospettiva escatologica, l’intera logica cristiana si ritrova invertita? Il Paradiso è qualcosa che può discendere solo dal Cielo, per un miracolo di Dio, che trasformi il cuore dell’uomo per sempre, separando col Giudizio universale i buoni dai cattivi, in base alla scelta finale compiuta da ognuno col suo libero arbitrio tra bene e male. Senza un’autentica fine dei tempi, invece, si desidera fondare un’utopia tutta umana, artificiale, destinata a ribaltarsi in una distopia terribile e tirannica, in cui l’uomo sarà dio stesso e, nel tentativo di strappare la zizzania dal suo stesso cuore, strapperà anche tutto il buon grano. Anche Papa Benedetto XVI scrisse in proposito nel suo libro Escatologia “la salvezza programmata è la salvezza d’un campo di concentramento”. Fratelli e sorelle, la fine dei tempi verrà, viviamo dunque questa vita come pellegrini, senza troppo attaccarci alle cose del mondo, ma all’amore che sapremo avere nel cuore, perché sarà un tesoro eterno che nessuno potrà mai portarci via. Concludo ricordando la Parola di Dio della seconda Lettera di San Pietro Apostolo al riguardo:

Questo anzitutto dovete sapere, che verranno negli ultimi giorni schernitori beffardi, i quali si comporteranno secondo le proprie passioni e diranno: «Dov’è la promessa della sua venuta? Dal giorno in cui i nostri padri chiusero gli occhi tutto rimane come al principio della creazione». Ma costoro dimenticano volontariamente che i cieli esistevano già da lungo tempo e che la terra, uscita dall’acqua e in mezzo all’acqua, ricevette la sua forma grazie alla parola di Dio; e che per queste stesse cause il mondo di allora, sommerso dall’acqua, perì. Ora, i cieli e la terra attuali sono conservati dalla medesima parola, riservati al fuoco per il giorno del giudizio e della rovina degli empi.
Una cosa però non dovete perdere di vista, carissimi: davanti al Signore un giorno è come mille anni e mille anni come un giorno solo. Il Signore non ritarda nell’adempiere la sua promessa, come certuni credono; ma usa pazienza verso di voi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi. Il giorno del Signore verrà come un ladro; allora i cieli con fragore passeranno, gli elementi consumati dal calore si dissolveranno e la terra con quanto c’è in essa sarà distrutta.
Poiché dunque tutte queste cose devono dissolversi così, quali non dovete essere voi, nella santità della condotta e nella pietà, attendendo e affrettando la venuta del giorno di Dio, nel quale i cieli si dissolveranno e gli elementi incendiati si fonderanno! E poi, secondo la sua promessa, noi aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia.”

2 Pietro 3, 3-13

Che il Signore ci conceda la serenità di vivere con gioia l’attesa della sua venuta, nella pietà e nella giustizia, finché il suo giorno venga e ci trovi pronti per il suo glorioso Regno.

Sia lodato Gesù Cristo

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