Commento alle Letture 31/07/2016 – Vivere da Risorti

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S. Cipriano scrisse: “Ma allora perché preghiamo e chiediamo che venga il Regno dei Cieli, se continua a piacerci la prigionia della terra?”. Se viviamo secondo il Cielo infatti, non potremo che sentirne la forte nostalgia e se non la sentiamo forse dovremmo chiederci quanto ci stiamo davvero preparando alla morte che inevitabilmente giungerà a noi? Che senso avrebbe la vita senza Paradiso? Se la risposta è “non avrebbe alcun senso” allora la domanda successiva dovrebbe essere: sto vivendo per il Paradiso?

Le nostre Letture di oggi ci invitano a volgere lo sguardo verso il Cielo per ricordarci di ciò che conta davvero nella vita. Il libro di Qoelet è una porta che si apre sul Nuovo Testamento e che ci mette con forza davanti alla verità della morte. La verità che la vita non ha alcun senso se l’ultima parola è la morte. Immaginate un racconto che dopo molte avventure, invece che terminare con “e vissero per sempre felici e contenti”, termina con “e sparirono per sempre tutti nel nulla”. Questo renderebbe l’intera storia assurda e senza alcun significato. Oggi la morte è un tale taboo che si preferisce inventare storie per i bambini affinché non ne restino scandalizzati, ma, forse, quelli davvero deboli siamo noi. Non abbiamo più il coraggio di pensarci perché siamo attaccati a questo mondo e non vogliamo che passi. Santa Caterina da Bologna disse che la memoria della propria morte è una delle sette armi spirituali nella battaglia per la salvezza della propria anima. Gesù nel nostro Vangelo ci ricorda proprio questo: questa vita passerà. Per questa ragione è fondamentale domandarsi per cosa stiamo vivendo. Se rivolgiamo i nostri occhi alle cose di lassù e viviamo per le cose di lassù accumuleremo un tesoro in Cielo, viceversa il nostro tesoro sarà sulla terra e saremo pieni di affanni e preoccupazioni perché già sappiamo, in fondo, che ci sarà inevitabilmente tolto. Abbiamo due modi per vivere, da mortali o da risorti. Se vivremo da mortali la spada della morte penderà sopra la nostra testa perché ameremo cose corruttibili, effimere, e il nostro attaccamento avrà sempre il sapore della sua fine imminente. Inoltre questo tipo di desiderio non è mai pago. Sapete cosa vuole chi ha molti soldi? Più soldi. Sapete cosa vuole chi va in macchina molto veloce? Andare più veloce. Chi ha molte scarpe? Più scarpe. Chi ha molte donne? Nuove donne. Chi ha il potere? Più potere. Il mondo non sazierà mai la nostra fame di eternità. Vivere da risorti, invece, come dice la parola stessa, significa essere già morti. I risorti sono nascosti nel sepolcro con Cristo. Rifiutano i piaceri facili del mondo, sono afflitti dalla persecuzione e schiacciati dal peso della croce; ma il loro cuore è già in Cielo. Solo così, avremo la pace come la dà Gesù: una pace fatta di una speranza invincibile. Potremo perdere lo sguardo verso un orizzonte spirituale, che non si vede con gli occhi, fissando e pregustando la meta eterna della nostra fatica, al ritorno del Messia. Questa speranza, nutrita dalla fede, è la sorgente della forza incrollabile dei martiri.

S. Cipriano scrisse: “Ma allora perché nel Padre Nostro preghiamo e chiediamo che venga il Regno dei Cieli, se continua a piacerci la prigionia della terra?”. Se viviamo secondo il Cielo infatti, non potremo che sentirne la forte nostalgia e se non la sentiamo forse dovremmo chiederci quanto ci stiamo davvero preparando alla morte che inevitabilmente giungerà a noi? Che senso avrebbe la vita senza Paradiso? Se la risposta è “non avrebbe alcun senso” allora la domanda successiva dovrebbe essere: sto vivendo per il Paradiso? O forse sto dando il mio tempo, il mio sudore e il mio sangue a cose che non possono restituirmi la vita, né possono durare? Fratelli, nella nostra società siamo giunti ad una mentalità talmente egoistica che avere molti figli è diventato un ostacolo al possesso di alcuni vantaggi economici. Si sente dire che fare figli impedisce di viaggiare, ad esempio o di realizzarsi. Nuove vite donate da Dio sono un peso per chi vuole accumulare più grano per sé nei suoi magazzini. Se siamo di più c’è meno da spartire per noi. Ed è anche un tempo in cui preferiamo far morire le persone sole e agonizzanti, in stanze vuote di ospedali, pur di nascondere ai nostri occhi vigliacchi la nostra impotenza davanti alla morte e poter così permanere qualche momento in più nella nostra comoda illusione di immortalità. Forse è il caso di ricordare ciò che disse S. Agostino: “Tu che ti dai tanto da fare per morire un po’ più tardi, fa qualcosa per non morire mai”. Il Signore comandi ai suoi angeli di farci volare sempre alti, perché restiamo innamorati delle realtà del Cielo e dimentichi di quelle della terra. Allora respireremo l’aria di eternità che viene dal Regno, che verrà a rinfrescare la nostra vita, e, attraverso di noi, anche questo mondo, sin troppo pieno della paura e del fetore della morte.

Sia lodato Gesù Cristo

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