Commento alle Letture 17/07/2016 – Avere tempo per Dio

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Prendiamo ad esempio un marito, padre di famiglia, che si occupa di lavorare per sua moglie e i suoi figli tutto il giorno. Completamente assorbito dal suo lavoro, non dedica nemmeno 15 minuti al giorno per loro. Sarebbe un buon padre? Ora vi chiedo. Voi pregate? Passate del tempo col Signore? Soli voi e Lui? Lui vi ha creati, ciascuno di voi, dal seno di vostra madre, ogni fibra e ogni tessuto, e voi non dedicate nemmeno 15 minuti al giorno per Lui?

In queste nostre Letture di oggi si parla del rapporto personale di ciascuno col Signore. Apocalisse 3, 20 dice: “Ecco, io sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce ed apre la porta, io verrò da lui, e cenerò con lui; ed egli con me.”. Nella nostra vita Dio ci visita e sta a noi rispondere nel modo più adeguato. Tutte e tre queste Letture compongono un quadro che oggi ci fa questa domanda: se il Signore visitasse la mia vita, oggi, adesso, Lo saprei riconoscere? Mi saprei fermare con Lui, ad ascoltarLo? Tantissime volte sentiamo dire che i miracoli di Dio non esistono, che i santi non esistono più, che molte di queste cose sono superstizioni e che Dio è più un fatto intellettuale, una filosofia, un pensiero buono. Oppure dall’altro estremo che Dio è un’energia, un sentimento positivo, una bella sensazione, un bel panorama. Crediamo che Dio non ci aiuti mai e che sia distante. È davvero Dio ad essersi allontanato? O non siamo piuttosto noi che ci siamo allontanati da Lui? L’uomo di questi secoli è umanista: adora se stesso, è pieno di sé, della sua scienza e del suo potere di controllo di ogni cosa, ricco, benestante, ma pieno di affanni. Ancora viene visitato da Dio, come sempre però non sa più ascoltare. L’uomo di oggi si acceca con le sue luci virtuali, si assorda con la sua musica rimbombante, si anestetizza fra i piaceri e si addormenta la coscienza nelle distrazioni. E se Dio passasse proprio oggi per compiere il prodigio della tua vita e tu non lo sapessi riconoscere? Guardate come prontamente il Padre della fede, Abramo, risponde con ospitalità all’incontro con Dio. Invece noi cristiani siamo troppo spesso affaccendati in tutte le nostre vicende, in tanti problemi che crediamo essere problemi, quando in realtà non lo sono, proprio come Marta. Marta è colei che invita il Signore a casa sua e si preoccupa di servirLo, proprio come anche tanti di noi, cristiani “praticanti”. Tuttavia, impegnati in tutte le nostre attività e presi dai nostri problemi quotidiani di famiglia (pastorali per i preti) dimentichiamo l’unica cosa che conta davvero e che non ci sarà tolta: il nostro rapporto personale con Gesù Cristo.

Prendiamo ad esempio un marito, padre di famiglia, che si occupa di lavorare per sua moglie e i suoi figli tutto il giorno. Completamente assorbito dal suo lavoro, non dedica nemmeno 15 minuti al giorno per loro. Sarebbe un buon padre? Ora vi chiedo. Voi pregate? Passate del tempo col Signore? Soli voi e Lui? Lui vi ha creati, ciascuno di voi, dal seno di vostra madre, ogni fibra e ogni tessuto, e voi non dedicate nemmeno 15 minuti al giorno per Lui? E alla moglie non dovreste dedicare 15 minuti prima di dormire, quando siete stanchi che non ascoltate bene e subito vi addormentate, ma 15 minuti ben svegli. Fratelli, pregate. Torniamo alla preghiera e al rapporto personale, intimo, con Gesù. Prendiamo questo impegno di pochi momenti di preghiera al giorno. Passate un po’ di tempo col Signore e vedrete che quella giornata avrà un sapore completamente diverso. Non solo, come ricorda la prima Lettura, nel miracolo della gravidanza di Sara, nulla è impossibile a Dio e i prodigi di Dio ci si faranno incontro, ma anche tutte le nostre attività di missione saranno fruttuose, e riceveremo la forza per i sacrifici che Dio ci richiede. Quello che risponde Gesù a Marta sembra strano, ma potremmo metterlo anche in questa forma. “C’è un solo problema nella vita: stare con Gesù ascoltarlo e seguirLo sempre. Perché allora ogni altro problema, incontrerà prima Lui”. In questo rapporto sta la nostra Salvezza e quella del prossimo, la nostra Vita eterna, il nostro tesoro incorruttibile, la nostra santificazione come ci ricorda S. Paolo: «per rendere ogni uomo perfetto in Cristo». Nel nostro rapporto con Gesù sta anche la benedizione sulla nostra vita e la nostra forza. La qualità della nostra pastorale, la qualità della nostra comunione familiare, dipende dalla qualità della nostra preghiera. Dio ci doni di sperimentare la dolcezza dell’incontro personale con Lui e di coltivare questo rapporto come la cosa più preziosa della nostra vita.

Sia lodato Gesù Cristo.

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