“Basta!” a Questa Europa e “Sì!” all’Italia: per un futuro migliore

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In Italia stiamo assistendo in questi giorni, dopo la clamorosa (a tratti quasi insperata) vittoria del Brexit in Inghilterra, a un allineamento della quasi totalità dei mezzi di (dis)informazione di massa e delle forze politiche in campo – tra cui il m5s, con un ribaltone che ha dell’incredibile, visto che ha goduto di un enorme ingrossamento delle sue fila facendosi portatore di un euroscetticismo di cui spesso si è arrogato l’esclusiva.
Persone che in Parlamento votano spesso l’una contro l’altra, che a parole si danno contro, nei fatti fanno quadrato intorno ad una Europa che si sta rivelando, sotto gli occhi di tutti, molto più propensa ad una tecnocrazia assoluta che ad una vera democrazia.
Come già da tanti evidenziato, questa è un’Europa che da decenni legifera a favore di banche, alta finanza e multinazionali e smantella, passo dopo passo, le piccole e medie imprese, gli artigiani, gli agricoltori. Favorisce la produzione di massa al ribasso rispetto alla produzione al dettaglio di qualità. Vuole automatizzare la produzione di ogni cosa, eliminando il “made in” – e non c’è bisogno di spendere troppe parole per mettere in evidenza come il “made in Italy”, il più prestigioso marchio di provenienza che un prodotto possa avere, sia il più tartassato e colpito nei fatti dalle direttive economiche di Bruxelles.

Questa è una Europa che vuole egemonizzare al ribasso, annullando le identità economiche dei singoli paesi – ed anche qui è autoevidente come l’Italia, le cui dimensioni sono inversamente proporzionali al numero di personalità brillanti e geniali che vi nascono e vivono, sia probabilmente la più colpita da questo tipo di scelte politiche. In questa onda si inserisce l’attualissima questione dell’immigrazione, decine di migliaia di persone che arrivano ogni giorno nell’Unione – soprattutto in Italia – portando in un primo momento enormi costi che vanno tutti a gravare sui cittadini, in secondo luogo un crescente disagio sociale e a lungo termine una enorme massa di lavoratori a basso, bassissimo costo, che porteranno a smantellare in modo sistematico e progressivo tutti i tipi di privilegi e di diritti che i lavoratori oggi hanno.
Tutto ciò sta avvenendo da più di un decennio, con una evidente impennata negli ultimi anni, e si sta realizzando in modo sistematico ed ormai evidentemente pianificato, con il beneplacito e l’appoggio di tutti coloro che sostengono l’Europa – in Italia in prima fila il PD, a seguire chi apertamente, chi di fatto, quasi tutti gli altri.

Ma quale è il fine di tutto ciò? Perché menti così brillanti si dovrebbero adoperare nello smantellamento sistematico delle specificità economiche? Ha un senso? O sono i cosiddetti populisti e demagoghi euroscettici che cavalcano l’onda dell’ignoranza inventando storie al sono fine di raccattare una poltrona?
Propongo una chiave di lettura più allargata sotto cui leggere tutto ciò.
Propongo di considerare un’altro aspetto di quell’Europa da quasi tutti (troppo) osannata. Parlo di quell’Europa che impone all’Irlanda l’Aborto, che minaccia la Polonia perché troppo ProLife, che lamenta il fatto che l’Italia garantisca troppo il diritto all’obiezione di coscienza per i medici, secondo loro da superare, anche abrogare se necessario. Un’Europa che permette in Francia quella che è di fatto discriminazione (repressione?) religiosa – dove non si può andare in giro con un crocifisso che superi certe dimensioni perché si offende il pubblico pudore. Un’Europa che spinge per l’insegnamento delle devastanti teorie gender nelle scuole.

Se dall’altra parte ricomponiamo il quadro italiano – quello che ci appartiene, ma ragionamenti simili possono essere fatti per la quasi totalità delle nazioni che compongono l’UE – troviamo quella che è, ormai era, una società solida, con persone Forti perché con radici profonde, che affondano nell’unità familiare, nel lavoro sicuro, spesso un lavoro di qualità e specifico, che evidenzia le qualità e le capacità del singolo, nello stesso concetto di famiglia, nella religione, in un sistema con valori solidi e forti, in cui la vita e la dignità di ogni singolo erano prisma di riferimento per ogni cosa, ma erano legati indissolubilmente e si riferivano a un sistema valoriale raccolto ed ereditato da chi ci ha preceduto. Vi sono (erano?) quindi persone forti, orientate da determinati valori, radicate e sicure.
Vediamo oggi come i giovani, sempre più, sono privi di queste sicurezze, persi in mondi fluidi e cangianti e in totale balia di ciò che gli viene messo davanti agli occhi. Le persone sono sempre più insicure, a volte amorfe – basti notare l’assiduo frequentatore medio del centro a-sociale tipico -, e quindi più facilmente plasmabili ed orientabili a piacimento, secondo necessità.

Chi trae beneficio da tutto ciò? Il mercato. Le multinazionali. Chi comanda. Chi controlla l’informazione. Si creano infatti individui molto più modellabili, muti ed obbedienti elementi produttivi ed acquirenti instancabili. Che eseguono silenziosamente il loro compito, a patto di avere l’ultimo modello di cellulare, fino a rimanere gusci vuoti ed essere scartati perché non più fruttuosi.
Questa Unione Europea sta demolendo passo dopo passo il sostrato valoriale che ci ha caratterizzato da sempre, sta demolendo il lavoro nel suo contenuto positivo, la famiglia, la religione. Sta demolendo i concetti stessi di unità nazionale ed appartenenza, creando fluidi ed obbedienti individui, ideali per chi vuole comandare indisturbato e per chi è in cima alla catena produttiva.

Tutti coloro che oggi sostengono l’Europa, tutti coloro che sbuffano contro il colpo di reni dato dal risveglio della coscienza collettiva avvenuto col Brexit in Inghilterra, si fanno complici della sistematica e progressiva demolizione dell’Italia e del concetto stesso di italianità che sta avvenendo da tempo e che sta instancabilmente venendo perpetrata. Essi si fanno complici dell’abbattimento della stessa cultura italiana.

E’ necessario quindi oggi tanto coraggio. E’ necessario che i singoli alzino la testa, finché sono in tempo. Che la coscienza collettiva si risvegli, finché può riuscirci. Che l’Italia si erga in piedi e si stacchi da questo sistema, prima di venire completamente dissolta in questo grigio e spento mare che oggi chiamiamo Europa. E’ necessario che ci uniamo in nome di ciò che bello, di ciò che è giusto, di ciò che è buono. Difendiamo ciò che ci caratterizza, prima di diventare stanchi automi, bloccati in una a-valoriale catena produttiva senza fine.

Questo non vuol dire “NO” a ogni forma di collaborazione. Il libero mercato interno è cosa buona. La libera circolazione dei cittadini degli stati europei dentro ai confini degli stati che decidono di unirsi in un trattato per la libera circolazione, può essere cosa buona. Diversi sono i discorsi e le tematiche in cui può avere senso sedersi assieme a un tavolo e trovare una soluzione comune e condivisa. Certamente non si sta dicendo no a questo, anzi. Dove ha senso trattare tra stati per prendere decisioni comuni, ben venga. MA bisogna dire NO a questa Europa, all’Europa che fa ciò che sopra abbiamo messo in luce.
Chi oggi dice questo si prende del pazzo, del fascista, del nazista, del populista, dell’ignorante, del demagogo, dello xenofobo, dell’omofobo, del razzista, dello stupito, dell’ignorante. Ci vuole coraggio. Dobbiamo averlo. Prendiamo in mano la nostra Italia. Dimostriamo che non siamo italiani solo quando gioca la nazionale di calcio, ma lo siamo fieramente, ogni giorno. Facciamolo per i nostri figli, per dargli un futuro realmente migliore, e non un futuro vuoto, spento, grigio e senza identità.

Alziamoci in piedi, gridiamo “BASTA!” a questa Europa e a chi la sostiene e “Sì!” all’Italia e agli italiani:
per un futuro migliore.

Matteo Di Benedetto

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2 pensieri su ““Basta!” a Questa Europa e “Sì!” all’Italia: per un futuro migliore

  1. Matteo Di Benedetto: “…gridiamo “BASTA!” a questa Europa e a chi la sostiene
    ………………………………e “SI!” all’Italia e agli Italiani: per un futuro migliore”………

    Troppo tardi, dr. Di Benedetto! BASTA! avremmo dovuto dirlo a noi stessi decenni addietro, quando – se mai fossimo stati responsabili Cittadini e NON servi congeniti quali siamo – avremmo dovuto usare l’arma del voto per eleggere al Parlamento gente rigorosamente per bene e competente invece di vendercelo o barattarcelo per l’offerta a noi più conveniente. Adesso siamo arrivati al punto in cui l’INSOSTENIBILITÀ inesorabilmente prelude all’ inevitabile imminente catastrofe.

    Che almeno in questa tragica congiunzione troviamo l’onestà ed il coraggio di dire “mea culpa, mea massima culpa”, e di chiedere all’Onnipotente il Suo perdono!

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    • Concordo pienamente !

      La preghiera perché ci perdoni e al contempo ci guidi è essenziale .

      Essendo io (Matteo Di Benedetto) nato nel ’92, provo ora a far cambiare le cose, anche solo nel mio piccolo, e soprattutto a far sì che sempre più persone siano consapevoli della situazione attuale.

      Cordiali saluti e un abbraccio in Cristo

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