Peccato mortale e situazione “irregolare”

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“Mentre l’anima è in stato di peccato mortale, nulla può giovarle; nessuna delle sue buone opere merita una ricompensa eterna, poichè non procedono da Dio nel loro primo principio, e solo da Lui la nostra virtù è vera virtù.”

Per comprendere in modo adeguato perché è possibile e necessario un discernimento speciale in alcune situazioni dette “irregolari”, c’è una questione di cui si deve sempre tenere conto, in modo che mai si pensi che si pretenda di ridurre le esigenze del Vangelo. La Chiesa possiede una solida riflessione circa i condizionamenti e le circostanze attenuanti. Per questo non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta “irregolare” vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante. I limiti non dipendono semplicemente da una eventuale ignoranza della norma. Un soggetto, pur conoscendo bene la norma, può avere grande difficoltà nel comprendere «valori insiti nella norma morale» o si può trovare in condizioni concrete che non gli permettano di agire diversamente e di prendere altre decisioni senza una nuova colpa. Come si sono bene espressi i Padri sinodali, «possono esistere fattori che limitano la capacità di decisione».
Amoris Laetitia Capitolo 8, 301.

12. Se qualcuno afferma che la fede giustificante non è altro che la fiducia nella divina misericordia, che rimette i peccati a motivo del Cristo, o che questa fiducia sola giustifica: sia anatema.
18. Se qualcuno dice che anche per l’uomo giustificato e costituito in grazia i comandamenti di Dio sono impossibili ad osservarsi, sia anatema.
22. Se qualcuno afferma che l’uomo giustificato può perseverare nella giustizia ricevuta senza uno speciale aiuto di Dio, o non lo può nemmeno con esso: sia anatema.
27. Se qualcuno afferma che non vi è peccato mortale, se non quello della mancanza di fede, o che la grazia, una volta ricevuta, non può esser perduta con nessun altro peccato, per quanto grave ed enorme, salvo quello della mancanza di fede: sia anatema.
Concilio di Trento, Canoni sulla Giustificazione

143. Che cos’è il peccato mortale?  Il peccato mortale è una disubbidienza alla legge di Dio in cosa grave, fatta con piena avvertenza e deliberato consenso.
144. Perchè il peccato grave si chiama mortale?  II peccato grave si chiama mortale, perchè priva l’anima della grazia divina che è la sua vita, le toglie i meriti e la capacità di farsene de’ nuovi, e la rende degna di pena o morte eterna nell’inferno.
145. Se il peccato mortale rende l’uomo incapace di meritare, è dunque inutile che il peccatore faccia opere buone?  Non è inutile che il peccatore faccia opere buone anzi deve farne, sia per non divenir peggiore omettendole e cadendo in nuovi peccati, sia per disporsi con esse in qualche modo, alla conversione e al riacquisto della grazia di Dio.
146. Come si riacquista la grazia di Dio, perduta per il peccato mortale?  La grazia di Dio, perduta per il peccato mortale, si riacquista con una buona confessione sacramentale o col dolore perfetto che libera dai peccati, sebbene resti l’obbligo di confessarli.
336. Che significa « essere in grazia di Dio » ? Essere in grazia di Dio significa avere la coscienza monda da ogni peccato mortale.
16. I cattivi che non servono Dio e muoiono in peccato mortale, che cosa meritano?  I cattivi che non servono Dio e muoiono in peccato mortale, meritano l’inferno.
Catechismo di S. Pio X

La situazione irregolare è l’ostinzaione nel peccato mortale che conduce alla perdizione e mette a serio rischio la propria salvezza eterna. Negarne l’esistenza non la farà cessare di sussistere ed anzi incoraggerà il peccatore a perseverare nella colpa. Far cadere la distinzione tra peccato mortale e peccato veniale è contrario alla Sacra Scrittura e al Magistero della Chiesa.

 Se uno vede il proprio fratello commettere un peccato che non conduce alla morte, preghi, e Dio gli darà la vita; s’intende a coloro che commettono un peccato che non conduce alla morte: c’è infatti un peccato che conduce alla morte; per questo dico di non pregare. Ogni iniquità è peccato, ma c’è il peccato che non conduce alla morte.
1 Giovanni 3, 16-17.

Che diremo dunque? Continuiamo a restare nel peccato perché abbondi la grazia? È assurdo! Noi che già siamo morti al peccato, come potremo ancora vivere nel peccato?
Romani 6, 1-2.

Quindi, chi crede di stare in piedi, guardi di non cadere. Nessuna tentazione vi ha finora sorpresi se non umana; infatti Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita e la forza per sopportarla.
1 Corinzi 10, 12-13.

Se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema!
Galati 1,8.

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